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Progetto Oltre i Muri – ” Narrazioni da dentro e fuori”

Dalla prossima settimana parte il progetto “Oltre i muri: auto-narrazioni da dentro e da fuori”

In collaborazione con l’Archivio delle Memorie Migranti, Un Ponte Per, Civico Zero e altre realtà, con il coordinamento del prof. Sandro Triulzi.

Il progetto porta avanti pratiche condivise di auto narrazione e ascolto interattivo con italiani, migranti, minori non accompagnati e giovani di seconde generazioni.

Centrale sarà interrogarsi sul concetto di muri  di frontiere nei vari attraversamenti, intesi in senso reale e simbolico.

Il progetto è collegato al concorso DiMMi (diari multimediali migranti) è un progetto finanziato dalla Regione Toscana con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere i cittadini sui temi della pace, della memoria e del dialogo interculturale, e di creare un fondo speciale dei diari migranti presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. Un’esperienza nata nel 2012 e che ha già dato vita a un concorso riservato alle storie di migranti in Italia che ha favorito la raccolta di decine di testimonianze su scala regionale toscana.

Obiettivo generale:

Il laboratorio intende stimolare soggetti migranti a auto-narrarsi come forma di affermazione, racconto e riconoscimento di sé sia all’interno che oltre i propri percorsi migratori. Intende inoltre dare la possibilità di esprimersi favorendo la conoscenza di strumenti multimediali e la partecipazione a concorsi pubblici di auto-narrazione per le nuove comunità di stranieri residenti sul territorio nazionale.

 

Temi dei singoli incontri:

 

  1. Presentazione. Presentazione del progetto di auto-narrazione “DiMMi di storie migranti”: suoi scopi, obiettivi e modalità. Storia/e e racconto/i. Storia locale e storia globale: le piccole storie individuali nel loro incontro con la Grande Storia.
  2. Il qui e il là della migrazione. La migrazione come fatto totale: ogni immigrato quiè anche un emigrato . La necessità di collegare i due poli della migrazione. Ristabilire una storia comune. Ricomporre una frattura. Le storie dei migranti partecipano e sorreggono la ricomposizione di questa frattura.
  3. Il contesto di ascolto. L’attenzione al contesto di ascolto attivo e partecipato che deve accompagnare ogni narrazione. I principi dell’ascolto attivo: non giudicare, non deridere, non parteggiare, ma comprendere. Raccontare e raccontarsi. Soggetività e collettività: l’importanza delle voci singole e dei cerchi narrativi.
  4. Asinitas-AMM: la storia, le storie. Il racconto come dimora e come appartenenza. I libretti e le raccolte di storie Asinitas. L’archivio delle memorie migranti. Insegnare la lingua e prendersi cura delle persone. I lavori comuni di AMM e Asinitasi. Presentazione di alcuni video del primo archivio di memorie migranti (L’equilibrio, Lo scarabocchio, L’albero, ecc.)
  5. L’enunciazione dell’io: io ricordo, io scrivo, io sono. Scrivere/narrare serve a  ri-conoscersi, a dia-logare con gli altri, per conoscere/riconoscere se stesso in un incontro/interazione con gli altri. Serve a costruire identità e appartenenza. Permette di reagire allo spaesamento dell’arrivo e all’incontro (nostro e loro) con l’alterità.
  6. Raccogliere storie. Letture di storie raccolte da Asinitas, AMM, e in precedenti versioni del concorso DiMMi. L’Archivio diaristico nazionale e la ‘banca dei diari’ di Pieve Santo Stefano. La composizione di una storia autobiografica è un tracciato di sé: il racconto autobiografico permette di rivisitare  e dare senso a un’esperienza vissuta. Importanza della disseminazione e condivisione delle storie.
  7. Rappresentare la mobilità. La migrazione può essere raccontata in molti modi: narrando, scrivendo, disegnando, fotografando, con la musica o scrivendo le parole di un rap. La multimedialità dà la possibilità di esprimersi in più modi per contrastare una narrativa pubblica spesso appiattita e sviante.
  8. Dimmi di storie migranti. Come partecipare a una scrittura pubblica, narrata dal basso, attraverso un concorso nazionale che ogni anno chiama a raccolta per ricomporre i vari vissuti dell’incontro con l’altro e incoraggiare il graduale plasmarsi di un noi collettivo.