laboratorio
il viaggio inciso

Questo laboratorio è stato pensato e proposto come ultima tappa di un percorso didattico sul viaggio con gli studenti rifugiati della scuola di italiano...

Siamo partiti dalla proiezione di quattro documentari di Vittorio De Seta: Pastori a Orgosolo, Lu tempu de li pisci spata, Surfatara, Contadini di mare. Gli studenti si sono immedesimati e riconosciuti in quelle immagini, in quei corpi, in quei volti, in quelle azioni antiche molto più di quanto possiamo fare noi italiani oggi rispetto al nostro passato e a quella civiltà scomparsa. La visione dei documentari ci ha offerto la possibilità di raccontare l’Italia com’era e da quale paese e da quali condizioni milioni di italiani emigrarono per il mondo. Infatti il secondo passaggio della nostra programmazione è stata quella di affrontare proprio la storia dell’emigrazione italiana soffermandoci sui numeri e sulle caratteristiche dei viaggi, sul tipo di accoglienza ricevuta, in Svizzera in Germania come allo sbarco a Ellis Iland, trovando anche qui insieme agli studenti molte analogie con le loro storie. In particolare gli studenti hanno lavorato su Il lungo viaggio di Leonardo Sciascia che racconta la storia di un gruppo di siciliani che imbarcatisi alla volta dell’America vengono ingannati e dopo aver circumnavigato la Sicilia sbarcano vicino Palermo.
Il terzo passaggio è stato affidato a Gabriele Del Grande, curatore del sito Fortresse Europe, che ha lavorato con gli studenti sulle odierne rotte dei migranti, dai paesi dell’Africa sub-saharina, attraverso il deserto e il mediterraneo verso l’Europa.

Dopo aver visto, letto, avvicinato, confrontato il tema della migrazione e del viaggio, ci è sembrato possibile ritornare alla loro esperienza attraverso un laboratorio manuale espressivo in cui la proposta è stata quella di grattare via il ricordo del proprio viaggio attraverso l’incisione su una base colorata con pastelli a cera d’olio.
Ricoprire con materia pastosa, passare e ripassare, otturare i buchi, quanta parte si ricopre? Un pezzetto, il foglio intero, la cornice o il centro… e quante volte?
La prima forse è timida, tre, quattro strati, fino a consumare tutto il pastello per poi utilizzarne un altro e poi un altro ancora. Ricoprire velocemente, stratificare con minuzia è un momento catartico che ricorda quel gesto comune e abituale che compiamo per “coprire i ricordi”.
A volte la materia si confonde e si mescola in un colore melmoso. Ma solo dopo aver compiuto tutte queste azioni si apre la possibilità di far riaffiorare un ricordo incidendolo, grattandolo via fino a quando affiora con la sua luce.
Uno scavare sottile, uno scavare certosino, in cerca del proprio ricordo.
La memoria riaffiora delicatamente dalla stratificazione pastosa dei colori. Il “troppo” ricordare, ciò che non si vuole ricordare come ciò che non si può dimenticare, la violenza della memoria o la memoria della violenza, ha bisogno di un processo di cauta sottrazione per venire alla luce.

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