03 Feb L’albero delle storie
“Qualcuno ha riconosciuto qualche parola familiare nella storia della Pasqua in Moldavia di Emily? Subito alza la mano Ayasha, arrivata da un anno in Italia: “Oua… in italiano uova!”
“Ho portato la storia del pastore e la tigre in brasiliano, mi piace troppo quella lingua. Mi ha aiutato il nonno di un mio amico.” Rafan
“Incredibile! L’albanese sembra più simile al bengalese che all’italiano!”. La classe mentre lavora sulle parole-chiave dei 7 Capretti di Orhan
In 3C, un giorno, le storie hanno iniziato a muoversi…
Prima nei corpi, nei giochi, nei gesti e nelle immagini. Poi nelle parole, nelle lingue, nelle voci che arrivavano da casa.
Cominciamo, come sempre, facendoci delle domande. Come iniziano le storie nelle nostre lingue e nei nostri dialetti? C’era una volta, ek dyn ekta dyn chilo, once upon a time, ishte nji her, iera ṣceva o dat, c’era na vorta, ce steve na vot, habia una vez. Chi ci racconta o raccontava le storie? Nonne, mamme, zii, fratelli e sorelle… Quali storie ci ricordiamo di più? Cappuccetto rosso, Pollicino, I Tre Porcellini ma anche Ununchecchio e altre storie di famiglia, storie di infanzia, storie del passato verissime…
Poco alla volta, le storie entrano in classe con le voci delle mamme e dei papà: racconti in italiano, in dialetto calabrese, in bengalese, in albanese, in moldavo in altre lingue ancora, alcune registrate, altre scritte, altre raccontate a memoria. Le storie diventano pian piano il cuore del lavoro.
Il momento dell’ascolto della storia è magico e denso di emozioni, sia per il bambino e la bambina protagonista che per tutta la classe. La traduzione e la spiegazione che segue sembra un atto collettivo di comprensione e apre un vero e proprio spazio di ricerca linguistica. Le parole chiave delle storie diventano occasioni di confronto sui significati, sui dialetti, sulle variazioni linguistiche e sulle somiglianze tra lingue diverse, favorendo la curiosità e la creazione di uno spazio libero di espressione plurilingue.
Ogni storia viene poi rielaborata in modo attivo tramite il riordino delle didascalie, riscritture collettive, creazione di illustrazioni, sagome e collage in gruppo.
Le storie non sono più solo da ascoltare, ma da costruire, smontare e ricucire.
Parlare delle storie è anche un modo per farsi domande e parlare di sé, in particolare a partire da alcuni temi universali come il dispetto, il desiderio, l’attesa, l’impazienza, la paura, la bugia. Scritture e disegni hanno permesso ai bambini di “tirare fuori” il proprio mondo interiore e ogni bambino in questo lavoro ha lasciato la sua traccia con una parola, un disegno, una frase, un’idea.
Ci auguriamo che queste storie possano continuare a viaggiare e a essere raccontate e ascoltate da altri bambini e adulti, aprendo sempre nuovi spazi di incontro tra le persone e le lingue.
Ringraziamo di cuore le maestre Anna e Cristina, che ci hanno aperto con fiducia ed entusiasmo la porta della loro splendida classe; tutti i bambini e le bambine, sempre curiosi, creativi e gentili; e i genitori, che ci hanno donato con generosità le loro storie.
Alessandra, Laura e Milena
Ascolta le storie delle bambine e dei bambini della IIIC:
L’Albero Verde, Cecilia
La volpe e l’uva, Lorenzo
La volpe e l’uva, Sahira
Monachello, Emanuele
La bistecca, Tommaso
L’oca dalle uova d’oro, Prapti
Tradizione di Pasqua, Emily
La capra e i 7 capretti, Orhan
Calabrone, Jacopo
Il pastore e la tigre, Adia
Il pastore e la tigre, Zunaira
Ninna nanna, Angela




