Tracce di storie migranti

Questo spazio nasce dal desiderio di raccogliere, condividere e confrontarsi con le storie di coloro che, per un intreccio di sogni, scelte e imposizioni, lasciano i propri paesi e approdano in Italia.

Storie di cui a volte sentiamo gli echi ma che spesso faticano a trovare contesti di ascolto al di là delle attenzioni di un giornalismo superficiale e stereotipato e di una burocrazia inquisitoria.

Nel doppio significato della parola ospite, che comprende ospitato e ospitante, intendiamo raccogliere voci e testimonianze di tutti gli attori delle trasformazioni sociali e urbane di cui la migrazione è portatrice, nel tentativo di definire i contorni di un fenomeno complesso e in movimento sotto i diversi punti di vista che lo compongono attraverso storie individuali e collettive.

La storia di Roxana...

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Mi sentivo disorientata, sola. Ho 32 anni e mi vergognavo di non saper fare le cose. Mi vergognavo di chiedere aiuto, ma Behts è paziente e ho pensato che Dio ci ha messo un angelo per darci una mano.
Ogni volta che vedrò il viso della mia bambina vi sarò grata. Ci siete state nel momento in cui avevo bisogno, nel momento in cui mi sentivo abbandonata. Mi avete orientato e anticipato delle informazioni a cui io da sola non sarei arrivata. Siete state come una famiglia. Mi vergognavo di non saper parlare italiano, tra le persone che conosco sono quella che lo parla meno.

Siete stati di grande aiuto il giorno in cui sono andata a scegliere il pediatra per mia figlia, perché credo che l'aiuto di qualcuno che parla facilmente e conosce quali sono i nostri diritti, i diritti degli stranieri qui in Italia sia molto importante. La signora dello sportello ha detto che non era possibile effettuare questa procedura. Io quando sento "no", me ne vado a casa. Io non avrei insistito, non avrei continuato a parlare. Ma la persona che mi stava aiutando ha insistito e grazie a Dio ho il pediatra per la mia bambina.

Noi stranieri per la vergogna di ammetter che non sappiamo esprimerci, molte volte rimaniamo in silenzio e non facciamo domande, anche se un po’ abbiamo capito. Sono molto grata di aver trovato questo posto.

Lei è Roxana, viene dal Perù e ha partorito il 20 settembre 2020 in piena emergenza Covid. Roxana è entrata a far parte del progetto Parole di mamma che mira a supportare le neomamme straniere.

La storia di Mitul...

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Ero una ragazza vivace e piena di vita. All’università era bellissimo, c’erano gli amici ma soprattutto c’era la testa. Studiare, ascoltare, scoprire di poter capire, ricordare, ragionare, sentire quella vitalità dentro la testa, che non si ferma, che non ti lascia mai.

Avevo lo stesso sogno di papà: diventare un avvocato con un titolo internazionale. Bellissimo! Saper pensare alto, saper pensare tanto. Saper pensare è come l’amore, ti prende e ti porta via.

Poi è arrivato l’uomo, lui aveva fretta, solo dieci giorni e sarebbe dovuto tornare in Italia. La sorella grande ha detto: “C’è l’incontro per il matrimonio”. “Ma come? Non adesso! Io sono già sposata con la testa!” Ma loro hanno detto: “Prendi questo fidanzato, noi non ne abbiamo un altro, tu non hai mai guardato nessuno in vita tua, chi proponi tu? Eh? Vuoi restare sola? Non sei più una bambina…” Ed è subito matrimonio.

Papà ha pensato: “L’uomo può aiutarla a diventare un avvocato internazionale”. Ma non è andata così. L’uomo voleva informarsi ma la vita gli stava già stretta al ristorante di notte e di giorno. Quando sono arrivata in Italia mi sentivo triste, dov’era la mia testa? Perché è come se fosse vuota? Non c’è niente da pensare...il mondo può fare a meno di me. Dove sono i miei amici? L’uomo mi ha detto: “Cos’hai? Vuoi tornare a casa?” Io pensavo.

Ma poi è nata una grande sorpresa. Una nuova vita. La testa per essere madre, la testa per essere maestra dei propri figli, la testa per studiare una lingua nuova in fretta. A, B, C… Qualcuno mi ha chiamato subito secchiona. La testa per avere nuovi amici, la testa per capire come lavorare ancora. Mediatrice: è una bella parola. Mediatrice è quella che sta in mezzo tra i mondi, le lingue, i sentimenti...abbracciata alla testa.

Il testo è tratto dal monologo che Mitul ha scritto e recitato per lo spettacolo teatrale Narikontho (Regia di Emanuela Ponzano, Laboratorio di teatro sociale Narramondi 2018).

Mitul è arrivata alla Scuola delle donne nel 2009, da subito ha iniziato ad aiutare le altre studentesse, per poi lavorare con noi e con altre associazioni del territorio.